Analisi operativa

Quali beni sociali richiedono verifiche diverse prima dell'assegnazione ai soci?

Guida operativa alle verifiche differenziate per immobili, beni mobili, partecipazioni, denaro, crediti e aziende prima dell’assegnazione ai soci.

Prima dell’assegnazione ai soci, non tutti i beni sociali richiedono le stesse verifiche. Gli immobili vanno anzitutto qualificati come tali e confrontati con i dati del cespite; i beni mobili relativi all’impresa richiedono il confronto tra valore normale e costo non ammortizzato quando ricorrono le condizioni dell’articolo 86 del TUIR; titoli, azioni e quote hanno criteri specifici per il valore normale; denaro, crediti, aziende o rami d’azienda e terreni non edificabili richiedono inoltre una lettura distinta del perimetro IVA.

La domanda utile, quindi, non è soltanto quale bene la società vuole attribuire al socio, ma in quale categoria ricade e quali dati cambiano il trattamento dell’operazione. La stessa assegnazione può avere controlli diversi sul valore, sulla posizione contabile e sulla qualificazione IVA. Prima di predisporre delibera o atto, conviene identificare il bene effettivamente trasferito, il suo costo non ammortizzato, gli elementi disponibili per il valore normale e l’eventuale presenza di condizioni che escludono l’operazione dalla nozione di cessione ai fini IVA.

Il primo bivio: immobile o bene mobile

La distinzione iniziale deriva dall’articolo 812 del Codice civile. Sono immobili, tra gli altri, il suolo, gli edifici e le costruzioni anche se unite al suolo in via transitoria; gli altri beni sono mobili. Non è una distinzione soltanto descrittiva: consente di organizzare correttamente la verifica sul bene che risulta nella contabilità della società e nei documenti che lo individuano.

Per un immobile, il controllo parte dall’esatta identificazione del cespite assegnato e dalla coerenza fra bene reale, dati contabili e valore da approfondire. Se la società assegna un edificio, non è sufficiente trattarlo come una generica voce dell’attivo: occorre stabilire se l’assegnazione riguarda proprio quell’immobile, quali caratteristiche incidono sul confronto di valore e quale costo non ammortizzato risulta dalle scritture. La classificazione può richiedere attenzione anche per gli edifici galleggianti, che l’articolo 812 reputa immobili alle condizioni indicate dalla norma.

Per un bene mobile, il controllo non si riduce alla sola etichetta di cespite. Occorre verificare se è un bene relativo all’impresa e se rientra oppure no tra quelli richiamati dall’articolo 85, comma 1, perché l’articolo 86 disciplina le plusvalenze dei beni relativi all’impresa diversi da tali beni. Un veicolo, un macchinario o un’altra attrezzatura possono quindi richiedere la ricostruzione del costo non ammortizzato e degli elementi utili a determinare il valore normale, senza presumere che il valore di libro esaurisca l’analisi fiscale.

Matrice decisionale: beni a confronto

Immobili

Segnale favorevole è la disponibilità di dati che permettono di identificare senza ambiguità il bene e di riconciliarlo con la scheda cespite e la contabilità. Il rischio operativo è usare un valore contabile senza verificare il valore normale o confondere il bene assegnato con un diverso immobile della società. La conseguenza è che, per i beni relativi all’impresa cui si applica l’articolo 86, va esaminato lo scarto fra valore normale e costo non ammortizzato: è questo il passaggio che la norma individua per la plusvalenza nell’assegnazione, non una valutazione generica della convenienza.

Beni mobili relativi all’impresa

Per il bene mobile la verifica decisiva è la sua posizione effettiva nel patrimonio aziendale e nelle scritture. Un dato favorevole è una scheda cespite aggiornata, dalla quale ricavare il costo non ammortizzato; resta comunque da analizzare il valore normale con riferimento ai beni della stessa specie o similari, alle condizioni di libera concorrenza e al tempo e luogo indicati dall’articolo 9 del TUIR. Il rischio è applicare automaticamente il criterio previsto per un bene ordinario a un bene che richiede una disciplina diversa. La conseguenza pratica è sospendere la definizione del valore da riportare nella delibera finché classificazione, costo e criterio di valore non sono coerenti.

Azioni, quote, obbligazioni e altri titoli

Questi beni non vanno valutati con la medesima scorciatoia usata per i beni ordinari. L’articolo 9 prevede criteri specifici: per azioni, obbligazioni e altri titoli negoziati in mercati regolamentati rileva la media aritmetica dei prezzi dell’ultimo mese; per altre azioni e quote opera il criterio proporzionale al valore del patrimonio netto della società o dell’ente, con la regola indicata per quelli di nuova costituzione. Il segnale favorevole è sapere esattamente quale categoria di titolo o partecipazione viene assegnata. Il rischio è usare un confronto di mercato dove la legge richiede un criterio differente, o viceversa. La conseguenza è ricostruire prima la categoria del bene e poi applicare il corrispondente criterio di valore normale.

Denaro, crediti, aziende, rami d’azienda e terreni non edificabili

Qui la verifica non deve essere confusa con quella sui beni ordinari. L’articolo 2 del D.P.R. 633/1972 esclude dalla nozione di cessione di beni, tra l’altro, le cessioni di denaro o crediti in denaro, quelle aventi a oggetto aziende o rami d’azienda e quelle relative a terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo le disposizioni vigenti. Il segnale utile è una descrizione precisa dell’oggetto trasferito: un credito non è un bene materiale, e un complesso organizzato può richiedere di stabilire se si tratta effettivamente di azienda o ramo d’azienda. L’esclusione IVA non rende però l’operazione automaticamente priva di altre verifiche: la posizione contabile, il socio destinatario e le altre imposte applicabili restano da analizzare nel caso concreto.

Come usare valore normale e costo non ammortizzato

Nel quadro ordinario dell’articolo 86, quando un bene relativo all’impresa diverso da quelli indicati nell’articolo 85, comma 1, viene assegnato ai soci, la plusvalenza è costituita dalla differenza fra valore normale e costo non ammortizzato. Il passaggio risolutivo è quindi mantenere distinti i due dati: il valore normale non coincide automaticamente con il costo storico residuo, mentre il costo non ammortizzato non sostituisce il criterio di valore normale.

L’articolo 9 definisce il valore normale, salvo i criteri specifici del comma 4, come prezzo o corrispettivo mediamente praticato per beni o servizi della stessa specie o similari, nelle condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo rilevanti. La fonte indica inoltre il riferimento possibile a listini, tariffe, mercuriali, listini delle camere di commercio e tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso. Il dato da selezionare dipende dunque dal bene effettivamente assegnato; non basta richiamare un valore astratto o un confronto non omogeneo.

Per approfondire il rapporto fra società assegnante, socio destinatario e verifiche fiscali, è disponibile la guida su società e socio nell’assegnazione di beni.

Quando fermare la delibera e coinvolgere lo studio

È opportuno coinvolgere lo studio prima della delibera quando il bene non è classificato con certezza, quando manca un dato necessario a ricostruire costo non ammortizzato o valore normale, quando sono coinvolti titoli o quote, oppure quando l’oggetto può rientrare nelle esclusioni IVA previste per denaro, crediti, aziende, rami d’azienda o terreni non edificabili.

Alessio Ferretti STP, studio di commercialisti, può esaminare e gestire professionalmente il caso concreto nel perimetro dell’analisi fiscale, contabile ed economica dell’assegnazione del singolo bene ai soci, coordinando quando necessario il confronto con notaio, tecnico estimatore e altri professionisti abilitati nelle rispettive competenze.

Per una prima valutazione senza impegno, descrivi la situazione della società e del bene, l’urgenza dell’operazione e l’elenco dei documenti disponibili; dopo il contatto potranno essere concordate le modalità di trasmissione. Richiedi una consulenza sull’assegnazione del bene ai soci.

Fonti e riferimenti

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